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Data simbolo per ricordare tutte le vittime delle mafie

Eravamo oltre 100mila, sabato 15 marzo a Bari. Arrivati da tutta Italia e da molti paesi dell’Europa. Impossibile non rilevare, nel flusso multicolore di associazioni, gruppi, delegazioni, scuole, l’altissima percentuale di giovani.

Con la loro energica freschezza e la loro serietà, il loro desiderio di cercare e la loro volontà di capire. Eravamo più di 100mila a stringerci attorno alle centinaia di familiari delle vittime delle mafie. Sono stati loro i protagonisti e l’anima di questa giornata. Li abbiamo accolti, ascoltati, accompagnati. Abbaimo sentito sulla nostra pelle le parole del dolore ancora vivo, a volte gridato, altre sommesso, altre ancora sopraffatto da un’emozione che riemergeva incontenibile. Percorrendo quel lungomare abbiamo scandito per l’interminabile corteo i nomi dei loro cari. Quei nomi – come pietre miliari di cammino – continueremo a scandirli anche il 21 marzo: come da tredici anni a questa parte. Il 21 marzo: primo giorno di primavera, segno di vita che si rinnova. Sono più di settecento le vittime innocenti uccise dalle mafie. Pronunciare insieme quei nomi, custodirili come un seme prezioso da accudire e alimentare ogni giorno, è il senso della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, ma anche il possibile nesso – per chi abbia certi riferimenti spirituali o ne sia alla ricerca – tra la lotta alle mafie e la Pasqua, tra i racconti evangelici della Passione e il desiderio di costruire giustizia su questa terra.

Le mafie ci vogliono far credere che il cerchio del sopruso e della morte stringa attorno a noi implacabilmente. Ci vogliono convincere che l’unica legge sia quella del più forte, che tra uomini non possa darsi fratellanza, prossimità, giustizia. E che di fronte alla violenza – violenza delle armi, ma anche della corruzione, della menzogna, dell’indifferenza – altra scelta non abbiamo che quella di farci i fatti propri, non impicciarci, badare ai nostri interessi. Tacendo quando dovemmo parlare, tirando dritto quando ci dovremmo fermare, guardando altrove quando dovremmo aprire gli occhi e guardare fisso in quelli di chi è piegato, affaticato, privato della libertà, bloccato dalla paura o svuotato dalla rassegnazione. La buona notizia del Vangelo rompe però questo circolo vizioso, smonta questo schema all’apparenza ineluttabile. Il primo giorno dopo il sabato, quando è ancora buio e quando la morte e violenza sembrano ormai vincere, qualcosa si muove. C’è qualcuno che – più di altri – non si rassegna e che continua a crecare. A sperare nel cambiamento. Ed è a questo punto che chi cerca scorge la pietra sopra il sepolcro ribaltata. Vita e giustizia hanno vinto; luce e speranza hanno fugato buio e violenza. Gesù di Nazareth è stato risuscitato. E’ vivo. Per continuare a proporre la libertà del “vincere il male con il bene”; del resistere all’ingiustizia con quel semplice, ma incisivo e sempre attuale “fame e sete di giustizia”.

100mila vivi che camminano e 700 nomi (volti, storie e vite spezzate) ri-proposte alla meditazione, al ricordo, alla prova della solidaretà e, per chi ha riferimenti di fede, alla preghiera per fare in modo che la via crucis che ci separa alla Pasqua non di fermi al Venerdì Santo. La pietra è stata ribaltata. Il buio finalmente vinto dalla luce. Ora l’impegno è nuovamente possibile e ogni rasseganzione, ogni silenzio o complicità con il male devono essere definite per quello che sono: negazione del cambiamento, omissione e privazione di libertà. L’impegno per la giustizia è nuovamente possibile. A partire dal nostro quotidiano. Per tutti. Per ciascuno. Finalmente certi del fatto che “lotta e preghiera” sono la sola modalità per resistere alla tentazione della violenza e ritrovare le ragioni della verità che ci rende liberi. Anche dalle mafie.

Ma una speranza che si regge sull’impegno. Anzi che scaturisce dall’impengo. Come può del resto condurci lontano una speranza non alimentata da gesti quotidiani? Una speranza non sorretta da una responsabilità senza scadenze, non orientata da un realismo che sappia evitare sia le lusinghe dell’illusione, sia la trappola della delusione? Ecco allora il senso dell’espressione “memoria e impegno”, dove la “e” congiunge, ma anche identifica: memoria è impegno.

Ecco il senso di un ricordare che non è solo un inchinarsi metaforicamente di fronte a testimonianze di generosità, di coraggio e integrità civile, ma un piegarsi concretamente per raccogliere il testimone di chi ha agito per fame e sete di giustizia, avendo riconosciuto in quella fame e sete il fondamento di una vita capace dell’impegno e di amore.

Senso di una Pasqua che è Passione e Resurrezione di Cristo, ma insieme rinnovamento profondo delle coscienze nel segno dell’impegno e della ricerca di verità.

don Luigi Ciotti 

Nasce la Rivista Mensile di “Innovatori Europei” ed ecco la NUMERO UNO

Sono passati due anni dalla nascita di questo progetto, che inizia dall’impegno politico di un gruppo di amici a Roma per poi crescere in tutta Italia ed in Europa e diventare, piano piano, un Movimento presente in 40 territori ed un giovane Think Tank .

Dopo questi due anni passati attraverso un processo di “distruzione creativa”, infatti, Innovatori Europei ora vuole dedicarsi principalmente a diventare un innovativo e giovane Think Tank, specializzato sui temi del Sapere e Innovazione, Energia ed Ambiente, Politiche Europee ed Euro-Mediterranee.

Questa rivista, che verrà distribuita in maniera gratuita, in un primo momento in formato digitale, rappresenta il primo passo verso la sistematizzazione della nostra Knowledge Base, e speriamo sia da stimolo per il miglioramento dei nostri lavori.

Il mio augurio è che Innovatori Europei cresca, diventando un punto di incontro in cui discutere, insieme, su quei temi nuovi, che da sempre mi/ci appassionano, e che spero pian piano appassioneranno i cittadini europei del nuovo millennio.

Vi aspettiamo in tanti, per collaborare alla rivista, ai Centri di Competenza, o alla crescita di Innovatori Europei a livello territoriale.

Grazie a tutti quelli che hanno creduto e credono a questo progetto nuovo, e a quelli che ci crederanno.

Londra, Martedì 18 Marzo, 2008 – Massimo Preziuso

«Quello che voglio fare è una workstation completamente nuova. In pratica un nuovo concetto, qualcosa che superi il personal computer attuale»

Interessante intervista a Giorgio De Michelis
La Repubblica, Affari e Finaza del 17 marzo 2008
di GIUSEPPE TURANI

Giorgio De Michelis, professore di Informatica teorica e Sistemi informativi all’Università di MilanoBicocca, una delle maggiori autorità internazionali del settore, sorride e aggiunge: «Qualche mio amico dice che sono matto, ma secondo me non è vero. Abbiamo buone probabilità di riuscire nell’impresa».
Ma, in pratica, che cosa vuole fare?
«Potrei dirle che voglio rovesciare una metafora».
Non le sembra un po’ poco?
«No, perché si tratta della metafora che è alla base di tutti i computer oggi in uso nel mondo».
Facciamo un passo indietro per capire bene di che cosa si tratta?
«Il computer, oggi, è una metafora della scrivania. La cosa fu messa a punto anni fa allo Xerox Park e da allora niente è cambiato. In sostanza, il desktop del computer è organizzato esattamente come una scrivania. C’è il cestino per buttare via la cosa che non serve più e ci sono i vari cassetti per mettere dentro le pratiche (i file), e così via. Questa cosa, che ha funzionato bene fino a oggi e che ancora funziona, ha un vantaggio: chiunque può usare un computer senza bisogno di un particolare addestramento perché il suo modo di essere organizzato (la scrivania) è in fondo familiare, conosciuto».
Appunto: tutto questo ha funzionato. Perché lei vuole una nuova metafora?
«Il desktop del computer ha un difetto grave: enfatizza i difetti della scrivania. Li rende più grandi, più ingombranti. Molti hanno scrivanie disordinate, sulle quali si accumula di tutto e non si trova più niente.
Nei computer questo stato di cose peggiora per la semplice ragione che lo schermo è più piccolo della scrivania e perché nel computer c’è molta più roba. Più materiali in meno spazio: è ovvio che tutto peggiori. A tutti noi è capitato di perdere del tempo per cercare un file che non si trova più e che è finito chissà dove».
D’accordo, ma nel frattempo un po’ tutti hanno inventato motori di ricerca sempre migliori, appunto per trovare le cose che si perdono nelle scrivanie elettroniche. In qualche caso sono addirittura gi incorporati nel sistema operativo del computer.
«Certamente. Si stanno spendendo molte energie per potenziare i motori di ricerca, e non nego che siano stati raggiunti dei risultati importanti. Ma io penso che dobbiamo puntare a qualcosa di più. Invece di essere costretti a «cercare» quello che ci serve (in mezzo alla confusione o a migliaia di file), io voglio un computer dove quello che cerco è lì, davanti a me, pronto per essere utilizzato, subito».
Progetto ambizioso.
«Ma possibile. Si tratta appunto di cambiare metafora. Bisogna abbandonare quella della scrivania, che tanto ha già fatto il suo servizio, e di adottarne una nuova».
Quale?
«La metafora del racconto, della storia».
Buio pesto. Che cosa significa? Diventiamo tutti dei piccoli Hemingway?
«No, stia tranquillo. La nostra vita, se lei ci pensa, tanto quella lavorativa che quella privata, è un insieme di storie. Se lei decide che scriverà un libro sui dinosauri, può considerare questo fatto come una storia: la storia del suo libro sui dinosauri, che sarà diversa dalla storia di un libro sulle crociate. Ma lo stesso può dirsi della decisione di un imprenditore di esportare scarpe in Brasile. Io propongo di adottare questa nuova metafora: non più la scrivania, ma l’insieme delle storie».
E che cosa cambia? Io, come fanno gli altri, lei compreso, metto i miei file in apposite cartelle tematiche.
«Cambia tutto. Oggi lei mette i suoi scritti in apposite cartelle tematiche. Ma poi ha le email relative a quello stesso progetto da un’altra parte e i contributi di eventuali amici e corrispondenti magari da un’altra parte ancora. In realtà, lei, come tutti noi, ha i suoi materiali sparsi dentro il computer, in un relativo disordine».
Nel sua nuova metafora invece cambia tutto?
«Sì. Il sistema sarà costruito in modo che una volta individuata una storia (ad esempio «Libro sui dinosauri» o «Scarpe in Brasile») tutto quello che riguarda quell’argomento e che passa attraverso il computer finisca nello stesso luogo («venue» in inglese). Non solo: tutto quello che parte (esce) dall’interno di una venue richiamerà all’interno della stessa venue (in modo automatico) le risposte. In sostanza, anche dopo mesi di lavoro, tutto quello che riguarda i dinosauri, sarà nella sua venue Dinosauri, in modo automatico e lei potrà trovarlo lì, senza azionare motori di ricerca. E, ovviamente, accade la stessa cosa per l’imprenditore che ha deciso di vendere scarpe in Brasile».
Spiegato così sembra interessante.
«Poi ci sono tante altre cose. Ad esempio, ogni volta che io ho uno scambio epistolare, via computer, il sistema mi chiederà se voglio aprire una nuova venue, una nuova storia, o se voglio utilizzare una di quelle già esistenti. In sostanza, mi chiede dove voglio collocare quel messaggio. Da quel momento tutti i messaggi e tutti i materiali relativi a quell’argomento (a quella storia) andranno in quello stesso luogo (venue)».
Sembra una cosa un po’ complicata, ma interessante. A chi può servire una cosa del genere? Non certo alla massa di quelli che oggi usano il computer.

«No. Questa idea punta a realizzare una workstation che servirà a tutti quelli convinti che quello che fanno abbia un valore, e che quindi non vogliono perdere il proprio lavoro».
Insomma, un nuovo buon programma da installare accanto a quelli che ognuno di noi ha sul proprio computer.
«Sbagliato. Si tratta di una concezione totalmente nuova dell’informatica (che nella sua metafora di base non è cambiata da decenni) e quindi serviranno un sistema operativo nuovo e anche molte modifiche hardware. Insomma, bisogna fare tutto nuovo. Dopo, però, lavorare sarà molto più semplice».
Come mai le è venuta l’idea di questa rivoluzione?
«Dopo 25 anni passati a lavorare nell’informatica sentivo il bisogno di fare una cosa nuova, di rottura. Sono cose che capitano».
A che punto siamo con i lavori per realizzare questo progetto?
«A giugno presenteremo una Demo e nel giro di due anni dovrebbe essere tutto pronto, macchina e programma».
Come porta avanti queste ricerche? Chi la finanzia, in parole povere?
«Un gruppo di amici. Abbiamo una specie di club. Dentro c’è gente del mondo dell’informatica, ma non aziende. Con queste ultime sto prendendo contatti, ma per il momento andiamo avanti privatamente. Fra il gruppo di amici che sta lavorando intorno a questa cosa ci sono anche degli esperti di design. Infatti vogliamo che la cosa sia bella, e nuova, anche nell’aspetto».
Avete pensato proprio a tutto.
«Anche allo zainetto che dovrà contenere la nuova macchina: sarà bellissimo. C’è anche un nome per questa cosa nuova: Itsme, sono io».

Al via il Premio protagonisti dell’Innovazione

dalla newsletter FORUM PA NET [newsletter@forumpa.it]

Chi innova nella pubblica amministrazione? Ditecelo voi!

“Per innovare servono buone norme e buoni strumenti.
Ma l’innovazione vera, quella che si concretizza in un cambiamento
del modo di lavorare, di rapportarsi con le persone e di concepire
il servizio pubblico cammina sulle gambe delle donne e degli uomini!”

È poggiando su queste premesse che FORUM PA ha scelto di lanciare il primo Premio ai Protagonisti dell’innovazione.
Presentato il collaborazione con Il Sole 24Ore – Nova e pensato spostando l’ottica delle iniziative premiali degli anni passati, dalle amministrazioni alle persone e il Premio FORUM PA Protagonisti dell’Innovazione si propone di dare riconoscimento e visibilità al ruolo degli innovatori che ogni giorno nella pubblica amministrazione lavorano con coraggio e determinazione per il cambiamento.

Partecipare è semplice
Vorremmo che questo fosse un riconoscimento “dal basso”. Come il cambiamento non può essere imposto dall’alto allo stesso modo vorremmo che sia il popolo della rete, della pubblica amministrazione in rete, a proporre, valutare e votare i migliori innovatori, piccoli o grandi che siano, seguendo le motivazioni e i parametri che ritiene più importanti e decisivi per accompagnare un’organizzazione verso il cambiamento.

Avremo due momenti:

· da oggi fino al 6 di aprile tutti voi potrete proporre candidature utilizzando la scheda per la nomination sul sito dell’iniziativa.

· dal 7 di aprile al 6 maggio le candidature saranno pubblicate sul sito e sarà possibile procedere alle votazioni direttamente on line.

Chi può essere candidato
Manager della PA, responsabili di progetto, dirigenti e tutti coloro che introducono miglioramenti organizzativi e gestionali, ottimizzazione dei costi, nuovi e più adeguati servizi, un miglioramento delle performance.
I requisiti fondamentali per la nomination: che si tratti di pubblici dipendenti in attività inseriti nei ruoli della pubblica amministrazione presso cui operano.

Le categorie
Ogni nomination deve riportare oltre alle motivazioni per cui viene segnalato l’innovatore anche la categoria all’interno della quale questi si è contraddistinto:

· Tecnologie di frontiera: introduzione di tecnologie di punta per il miglioramento dei servizi erogati o dell’efficienza di processi critici

· Caccia agli sprechi: drastica riduzione delle spese di funzionamento attraverso innovazioni di carattere organizzativo o gestionale

· Semplificazione e sburocratizzazione: innovazioni nei rapporti con cittadini e imprese e nei servizi erogati, anche attraverso strumenti e tecnologie web

· Sanità: innovazione di prodotto/processo nelle strutture del servizio sanitario

· Inclusione: capacità di realizzare processi e servizi inclusivi innovativi nei confronti delle fasce deboli della popolazione.

Il Premio
Ai vincitori, invitati a partecipare ad un evento riservato con i protagonisti del convegno di inaugurazione di FORUM PA ‘08, viene assegnata la targa FORUM PA – Il Sole 24 Ore.
Le success story degli innovatori saranno, poi, pubblicate on line su www.innovatori.forumpa.it e saranno oggetto di approfondimento redazionale.

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Emma Marcegaglia alla guida di Confindustria
L’imprenditrice ha ottenuto il 99% dei voti. La presentazione della squadra il 23 aprile.

Ecco le sue prime parole: “Spero che la mia presidenza rappresenti un simbolo per tutte le donne per una partecipazione più attiva al mondo del lavoro. Uno dei problemi dello sviluppo in Italia è legato alla bassa occupazione femminile e alla scarsa partecipazione delle donne al mondo del lavoro… Posso anticipare che nella mia squadra ci sarà un focus particolare, una vicepresidenza specifica sul tema della sicurezza perché siamo totalmente contrari alla logica delle sanzioni. Ci sono temi che richiedono un forte impegno e sui quali ci sarà continuità come l’internazionale, la ricerca e l’innovazione, ma ci saranno anche cose diverse, perchè il momento attuale richiede nuova attenzione e focus diversi da quelli di quattro anni fa”

Una donna a capo degli industriali è sicuramente una novità, noi speriamo sia anche una grande innovazione.

Rassegna stampa:

Repubblica

Corriere della Sera

La Stampa

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